Il settore delle costruzioni in Italia poggia, più di qualunque altro comparto produttivo, sulle spalle delle micro e piccole imprese. Parliamo di oltre mezzo milione di aziende, spesso con meno di dieci addetti e con una presenza molto forte di ditte individuali.
È da questo punto di osservazione, quello dell’anello esecutivo e subappaltatore della filiera, il più esposto ai rischi e con minore potere negoziale, che nasce il nuovo documento “Proposte per il comparto delle costruzioni” elaborato da Conflavoro Costruzioni.
Il dossier raccoglie le criticità più rilevanti del settore e le traduce in proposte tecniche pensate per il confronto con Parlamento e uffici legislativi. Un approccio dichiaratamente riformista: riconoscere ciò che funziona, individuare ciò che non funziona e proporre soluzioni concrete. Una linea che, in Sicilia, assume un valore ancora più evidente, considerando la frammentazione del tessuto produttivo e il peso delle microimprese nell’edilizia regionale. Dalla pagina Open Data Explorer risulta che nell’isola, al 31 maggio 2026, le imprese attive nel settore costruzioni sono 45.430, il 12,1% di tutto il tessuto imprenditoriale siciliano.
Il documento di Conflavoro costruzioni parte da un dato strutturale: la fragilità del ricambio generazionale e la carenza di manodopera qualificata. L’età media degli operai supera i 47 anni e trovare figure specializzate, muratori, ponteggiatori, gruisti, restauratori, impiantisti, è sempre più difficile. Una dinamica che in Sicilia è amplificata dall’emigrazione giovanile e dalla difficoltà di trattenere competenze tecniche sul territorio.
A questo si aggiunge un nodo storico: l’accesso al credito. Negli ultimi quindici anni i finanziamenti bancari al settore si sono ridotti drasticamente rispetto ai livelli pre-2008, con l’edilizia ancora percepita come comparto ad alto rischio. Un problema che in Sicilia pesa doppiamente, dove molte imprese operano con margini ridotti e una liquidità spesso insufficiente per sostenere investimenti e innovazione.
Le tre priorità di Conflavoro costruzioni sono una revisione prezzi realmente efficace lungo la filiera. Lo strumento esiste già, grazie ai venti indici ISTAT TOL, ma deve diventare automatico, finanziato e ribaltato integralmente sui subappaltatori, con prezzari aggiornati e realistici. Un tema molto sentito anche dalle imprese siciliane, spesso schiacciate tra costi crescenti e ribassi di gara.
L’altra proposta è l’accademia dei Mestieri dell’Edilizia e Patente di Abilitazione ad Operare (PAO) che valorizza scuole edili e ITS Academy, introducendo un libretto digitale individuale, gratuito per le imprese e calibrato sulle aziende sotto la III classifica SOA. In Sicilia, dove la domanda di tecnici qualificati supera di gran lunga l’offerta, un sistema formativo strutturato sarebbe un volano decisivo.
La terza proposta è la proporzionalità degli adempimenti: il “Test PMI”. Regole commisurate alla reale dimensione aziendale, pluralismo contrattuale e accesso non discriminatorio al mercato. Un principio cardine per tutelare la microimpresa, che rappresenta oltre il 95% del tessuto produttivo siciliano.
Il documento interviene anche sui provvedimenti più attuali: Project financing, dopo la sentenza della Corte di giustizia UE (C‑810/24), Conflavoro propone un modello alternativo basato sul rimborso dei costi di progettazione documentati; Piano Casa (DL 66/2026), sì al recupero del patrimonio edilizio senza nuovo consumo di suolo, ma con una richiesta chiara; Post-PNRR, il Piano ha generato oltre 350 mila occupati aggiuntivi tra 2020 e 2022; la sua conclusione rischia di creare un brusco “gradino” della domanda, che colpirebbe soprattutto le imprese più piccole.
Conflavoro riconosce la congruità della manodopera come strumento utile contro dumping e irregolarità, ma chiede che sia applicata con gradualità e semplificazione, evitando oneri sproporzionati per chi ha pochi addetti. Sul fronte contrattuale, l’associazione ribadisce un principio: l’equivalenza fra CCNL deve basarsi sulla sostanza del trattamento, non sul nome del contratto. Allo stesso modo, l’accesso al sistema bilaterale deve essere garantito senza discriminazioni anche alle imprese che aderiscono a enti bilaterali alternativi regolarmente costituiti.
La parte finale del documento è dedicata alle esigenze più immediate delle piccole imprese: fisco, credito, gare e tempi di pagamento.
Il filo conduttore del documento è chiaro: stabilità normativa, proporzionalità degli adempimenti, effettività delle tutele. L’associazione datoriale è pronta a tradurre ogni proposta in emendamenti da portare nelle sedi istituzionali.
“Un impegno che, in Sicilia– dichiara il vice presidente nazionale vicario e segretario regionale della Sicilia, Giuseppe Pullara– significa dare voce a migliaia di imprese che ogni giorno tengono in piedi il settore, spesso con risorse limitate ma con una professionalità che rappresenta un patrimonio per l’intera regione”.