L’Istat rileva che a giugno 2026 il fatturato dell’industria italiana mostra una dinamica contrastata: su base mensile si registra una diminuzione dell’1% in valore e dello 0,7% in volume, mentre il confronto annuo restituisce un quadro diverso, con una crescita nominale del +3,1% accompagnata però da un calo reale del –0,9%. Anche nei servizi la situazione è simile: i ricavi aumentano del 3,2%, ma le quantità effettivamente vendute si riducono dello 0,5%. L’unico comparto che riesce a mantenere un andamento positivo sia in valore sia in volume è il commercio all’ingrosso.
Per Conflavoro Sicilia, questi numeri confermano una tendenza che le imprese dell’Isola conoscono bene: si fattura di più, ma si vende meno. I ricavi crescono perché i prezzi aumentano, non perché la domanda è più vivace. È una dinamica che, se prolungata nel tempo, rischia di indebolire la competitività delle aziende, soprattutto quelle più piccole.
Sebbene l’Istat non pubblichi dati mensili disaggregati per regione, gli indicatori territoriali più recenti delineano un quadro chiaro per la Sicilia. La domanda interna rimane debole, con consumi reali sostanzialmente fermi. La produzione industriale è più volatile rispetto alla media nazionale, in particolare nei settori energivori. Nei servizi, la crescita nominale non si traduce in un aumento dei volumi: trasporti, logistica e servizi alle imprese continuano a mostrare segnali di rallentamento. A questo si aggiungono costi energetici e logistici più elevati, che pesano in modo significativo sui margini delle micro e piccole imprese, che rappresentano oltre il 95% del tessuto produttivo regionale.
“Il dato nazionale conferma ciò che le imprese siciliane vivono ogni giorno: si fattura, ma si vende meno. È un segnale da non sottovalutare”, afferma Giuseppe Pullara, vicepresidente nazionale vicario di Conflavoro e segretario regionale della Sicilia. “L’Isola ha bisogno di politiche che sostengano chi produce, dalla semplificazione amministrativa alla formazione, fino a una strategia energetica che riduca i costi per le aziende. Senza interventi strutturali, la crescita nominale rischia di mascherare una stagnazione reale”.
Conflavoro Sicilia indica alcune priorità: rafforzare gli strumenti di credito e la liquidità per le imprese; accelerare la semplificazione burocratica e la digitalizzazione dei processi; investire in innovazione, competenze e transizione energetica; sostenere la logistica e le infrastrutture, che restano un nodo critico per l’export regionale.
I dati ISTAT di giugno, dunque, non sono solo un indicatore nazionale: raccontano una dinamica che riguarda da vicino la Sicilia. Ricavi che crescono grazie ai prezzi, volumi che arretrano. Per Conflavoro Sicilia, è il momento di trasformare questa consapevolezza in politiche concrete, capaci di sostenere chi produce e di rilanciare la competitività dell’Isola.