La Sicilia continua a essere una delle regioni italiane più coinvolte nei flussi di mobilità internazionale dei residenti. A evidenziarlo è Conflavoro Sicilia che analizza i nuovi dati ISTAT dedicati agli italiani residenti all’estero e lancia un appello alle istituzioni regionali e nazionali. “Questi numeri confermano ciò che vediamo ogni giorno nelle imprese e nei territori: la Sicilia perde giovani, famiglie e competenze. Non possiamo considerarlo un fenomeno fisiologico”, afferma il vicepresidente nazionale vicario di Conflavoro e segretario regionale della Sicilia, Giuseppe Pullara. Secondo ISTAT, nel 2025 9mila siciliani hanno lasciato l’isola per trasferirsi all’estero, pari all’8% dei trasferimenti nazionali. Un dato che colloca la regione al terzo posto in Italia dopo Lombardia e Veneto. Parallelamente, oltre 5.600 persone sono rientrate in Sicilia nello stesso anno (10,1% dei rientri italiani), valore che porta l’isola al secondo posto nazionale per ritorni. Nonostante ciò, il saldo complessivo rimane negativo: -3.300 unità. Il nuovo comunicato ISTAT conferma che la mobilità dei siciliani è ormai strutturale, non episodica. Nel 2025 la popolazione italiana abitualmente dimorante fuori dal Paese ha continuato a crescere, seppur con un ritmo più contenuto rispetto al 2024: +2,8% contro +4,6%. Parliamo di 6 milioni e 604mila italiani che vivono stabilmente oltre confine, una cifra che racconta una trasformazione profonda del Paese e delle sue regioni. Le destinazioni scelte dai siciliani rispecchiano quelle nazionali: Spagna, Germania, Svizzera, Regno Unito e Francia restano i Paesi più attrattivi. Crescono anche i trasferimenti verso gli Stati Uniti, mentre si riducono in modo evidente quelli verso il Brasile, complice la revisione della normativa sulla cittadinanza iure sanguinis, che nel 2025 ha ridotto drasticamente le nuove registrazioni AIRE. Il profilo di chi lascia la Sicilia è variegato, ma la fascia più rappresentata resta quella tra i 25 e i 34 anni, seguita dai 18-24enni e dalle famiglie con figli. Una mobilità che incide direttamente sul capitale umano della regione, sottraendo energie, competenze e progettualità. ISTAT segnala, inoltre, un crollo delle nascite da genitori italiani residenti all’estero: da 26mila a 16mila (-37,1%).
Il vicepresidente nazionale vicario di Conflavoro, Giuseppe Pullara, sottolinea la necessità di un intervento strutturale: “Ogni trasferimento è una storia, un progetto, un talento che rischiamo di non vedere più tornare. Dobbiamo lavorare perché la Sicilia diventi un luogo dove si può costruire futuro, impresa, innovazione. E allo stesso tempo dobbiamo mantenere un legame forte con i siciliani nel mondo: sono una risorsa straordinaria, un ponte naturale verso nuove opportunità”. La sfida è trasformare questa mobilità in un’opportunità, evitando la perdita di capitale umano e valorizzando il contributo dei siciliani nel mondo.