La Sicilia si conferma tra le aree italiane più vulnerabili ai cyberattacchi. Nel biennio 2025–2026, il numero di intrusioni digitali, blocchi operativi e tentativi di ransomware ai danni delle imprese è cresciuto in modo significativo, con un incremento stimato tra il 22% e il 30%. Un dato che si inserisce in un quadro nazionale già critico: l’Italia è, infatti , settimo Paese al mondo per violazioni ransomware (attacchi che bloccano il computer e chiedono denaro per riaverlo), secondo il Cyber Risk Report della società di sicurezza TrendAI.
Il report evidenzia che gli Stati Uniti guidano la classifica con 4.893 violazioni, seguiti da Canada (520), Germania (433), Regno Unito (343), Francia (313), Spagna (278) e Italia (243). L’ecosistema ransomware registra una crescita globale del +236%, mentre i settori più a rischio includono sanità, telco, istruzione, amministrazione pubblica e servizi finanziari.
Secondo il Rapporto Clusit 2026, gli attacchi gravi in Italia sono aumentati del 65%, con una crescita più accentuata nel Mezzogiorno, dove la maturità digitale delle PMI è inferiore rispetto al Nord. Il CERT-AgID conferma un aumento degli incidenti gestiti (+87%), soprattutto a carico di PA locali, sanità e istruzione. La Polizia Postale, nella sua relazione annuale, segnala un incremento marcato di frodi informatiche e accessi abusivi proprio in Sicilia .Il dato relativo alla Sicilia emerge dall’incrocio di queste tre fonti: TrendAI, che fornisce la base quantitativa nazionale; Clusit, che evidenzia la maggiore vulnerabilità del Mezzogiorno; e CERT‑AgID insieme alla Polizia Postale, che documentano un aumento significativo di incidenti e frodi informatiche proprio nell’isola. Da questa convergenza deriva la stima regionale di crescita tra il 22% e il 30%. Nell’isola gli attacchi si concentrano nelle aree a maggiore densità di servizi digitali: Palermo, con PA locale e aziende dei servizi particolarmente esposte; Catania, polo tecnologico regionale; Messina e Siracusa, dove turismo e commercio rappresentano settori vulnerabili.
Le modalità più diffuse includono phishing, compromissione delle credenziali, blocchi dei sistemi, ransomware e frodi digitali che colpiscono soprattutto micro e piccole imprese.
Le conseguenze per le aziende sono pesanti: interruzioni dei servizi, perdita di dati, danni reputazionali e costi di ripristino che, per molte realtà, possono diventare insostenibili. Le stime indicano che in Sicilia, nel 2026, tra 230 e 280 imprese potrebbero essere state colpite da attacchi informatici. “Chiediamo un rafforzamento delle attività di prevenzione e formazione, con investimenti in sicurezza informatica, supporto tecnico alle PMI e una collaborazione più stretta con le autorità competenti”, dice il vice presidente nazionale vicario e segretario regionale della Sicilia, Giuseppe Pullara. “L’isola crocevia economico e turistico del Mediterraneo, non può permettersi di sottovalutare una minaccia che non riguarda più solo la tecnologia -conclude- ma la tenuta stessa del sistema produttivo regionale.”
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