Se il dato congiunturale segnala un rimbalzo immediato per tutte le macro‑aree, con Sud e Isole in testa (+13,1%), il dato tendenziale restituisce invece un quadro opposto: rispetto all’anno precedente, la Sicilia continua a mostrare una contrazione profonda dell’export.
È quanto emerge dal report diffuso dall’Istat sul primo trimestre 2026 che evidenzia un’Italia a due velocità, con territori in forte espansione e altri in marcato arretramento.
Nel complesso, l’export nazionale cresce dell’1,3% su base annua, ma la dinamica regionale è estremamente disomogenea. Il Centro guida la ripresa con un +13,8%, seguito dal Sud (+7,1%), mentre le Isole registrano una flessione del 19%. All’interno di questo scenario, la Sicilia arretra del 18,1%, collocandosi tra le regioni con le performance peggiori insieme a Friuli‑Venezia Giulia e Sardegna.
L’analisi territoriale dell’Istat segnala inoltre che Palermo figura tra le province che forniscono i contributi negativi più rilevanti alla dinamica dell’export nazionale, confermando un indebolimento diffuso del tessuto produttivo regionale. Una situazione che contrasta con i risultati di regioni come Toscana, Abruzzo, Liguria, Basilicata e Marche, protagoniste di incrementi significativi grazie alla crescita di settori strategici e a un forte dinamismo verso mercati esteri chiave.
Sulla fotografia scattata dall’Istat interviene Giuseppe Pullara, vice presidente nazionale vicario di Conflavoro e segretario regionale della Sicilia: “Le imprese stanno facendo la loro parte, spesso in condizioni difficili, ma senza un salto di qualità nelle infrastrutture, nella logistica e negli strumenti per competere all’estero continueremo a rincorrere gli altri territori. Oggi serve una politica industriale stabile, capace di accompagnare chi produce valore e lavoro.
Pullara evidenzia, inoltre, come la contrazione dell’export non sia un fenomeno isolato, ma il risultato di criticità che si trascinano da anni: “È indispensabile una strategia chiara, costruita insieme alle imprese. Le aziende chiedono un orizzonte certo, non misure occasionali.”
Il quadro delineato dall’Istat impone, dunque, una riflessione sulle politiche di supporto all’internazionalizzazione e sulla capacità della Sicilia di agganciare la ripresa nazionale.