“La Sicilia sta cambiando passo. I numeri ci dicono che non siamo davanti a una fiammata, ma a una trasformazione strutturale: più imprese, più innovazione, più qualità del lavoro. È un ciclo espansivo che nasce da scelte strategiche e dalla capacità delle nostre PMI di adattarsi, investire, competere. Ora dobbiamo fare il salto successivo: rendere questa crescita stabile, semplificare la vita delle imprese, attrarre nuovi investimenti e trattenere competenze”.
Giuseppe Pullara, vicepresidente nazionale vicario di Conflavoro e segretario regionale della Sicilia, commenta con queste parole l’analisi congiunturale dell’Osservatorio economico di Unioncamere che racconta un’isola che non solo cresce, ma cresce meglio. Nel primo trimestre del 2026 la Sicilia ha registrato il terzo maggiore aumento di imprese attive a livello percentuale e il quarto a livello numerico, con un saldo positivo di 638 imprese. Un dato che assume un peso ancora maggiore se confrontato con il quadro nazionale: l’intero Paese si ferma a un saldo attivo di 690 unità, con ben dodici regioni in terreno negativo. La performance non arriva isolata. Già nel primo trimestre del 2025 la Sicilia aveva messo a segno un saldo attivo di 697 imprese, inaugurando un trend che oggi si consolida. A crescere non è solo il numero delle aziende, ma anche la loro diversificazione: imprese femminili al 24,4%, giovanili all’8,9%, straniere al 6,4%.
Tra gennaio e marzo 2026 il settore più vivace è quello delle imprese innovative, che registra un saldo attivo di 2.945 unità. Raddoppia il comparto dell’energia, mentre tengono bene turismo, programmazione informatica e immobiliare. Secondo elaborazioni interne del sistema camerale, negli ultimi due anni la Sicilia è stata tra le prime regioni italiane per incremento delle startup innovative per ogni 10mila abitanti.
L’analisi dell’Istituto Tagliacarne conferma un quadro in cui la Sicilia supera la media nazionale in otto indicatori su dieci: startup (+10,6% contro -3,5% nazionale), imprese del terzo settore (+7,1%), occupazione (+0,9% tra 2024 e 2025, +10,3% dal 2021), assunzioni extra-agricole (+0,4% contro -0,8% nazionale), calo della cassa integrazione, aumento dei depositi bancari (+4,7%) e crescita dei prestiti alle imprese (+3%), in controtendenza rispetto al credit crunch nazionale .
Anche il reddito disponibile delle famiglie mostra segnali robusti: +14,8% dal 2021, con i redditi da lavoro dipendente cresciuti del +19,7%. Il mercato immobiliare registra un +7% di compravendite tra 2024 e 2025.
Unioncamere Sicilia individua tra i fattori strutturali che sostengono questa fase espansiva: turismo destagionalizzato, incremento dei traffici marittimi, Blue economy, transizione energetica, investimenti nei porti, nelle utility, nell’agricoltura e negli aeroporti.
Un elemento emerge con forza: la Sicilia sta diventando una regione più attrattiva, capace di trattenere competenze e generare nuove opportunità. Secondo stime interne del sistema camerale, negli ultimi tre anni è aumentato il numero di imprese che scelgono di rilocalizzare attività da altre regioni, soprattutto nei servizi digitali e nella logistica.
“Conflavoro Sicilia continuerà a sostenere le PMI affinché questa fase non resti un episodio, ma diventi un percorso duraturo di sviluppo e competitività”, conclude il vice presidente nazionale, Giuseppe Pullara.