La nuova edizione della 𝑸𝒖𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 2026 𝒅𝒆𝒍 𝑺𝒐𝒍𝒆 24 𝑶𝒓𝒆 fotografa un’Italia attraversata da fragilità demografiche, nuove esigenze sociali e profonde differenze territoriali. Un quadro che, ancora una volta, vede la Sicilia collocarsi nelle retrovie delle classifiche dedicate a bambini, giovani e anziani, confermando un divario strutturale che pesa sulle opportunità di crescita dell’isola. L’indagine, presentata al Festival dell’Economia di Trento, si basa su indicatori che misurano servizi, istruzione, lavoro, accessibilità urbana, salute, reti sociali e qualità dell’ambiente, offrendo una lettura precisa delle condizioni di vita delle diverse fasce d’età.
Nella classifica “𝑸𝒖𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 – 𝑮𝒊𝒐𝒗𝒂𝒏𝒊”, tutte le province siciliane si collocano nella parte bassa della graduatoria nazionale, con posizioni comprese tra la 56ª e la 107ª. Nessuna supera la metà della classifica, segno di un sistema che fatica a offrire percorsi di crescita, autonomia e mobilità sociale. 𝐀𝐠𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐨 è la provincia che ottiene il miglior risultato regionale, fermandosi comunque alla 56ª posizione. Un primato relativo, che non cancella le criticità: il dato dei NEET all’8% è tra i migliori d’Italia, ma i laureati tra i 25 e i 39 anni sono appena il 25,3%, e gli spazi sportivi disponibili per i giovani si fermano a 0,5 mq, valore che la colloca al 100° posto nazionale. Una vitalità giovanile che resiste, ma dentro un contesto povero di infrastrutture sociali e culturali.
A 𝐏𝐚𝐥𝐞𝐫𝐦𝐨, il 28,9% dei giovani è NEET, quasi uno su tre. Un dato che pesa come un macigno sulla capacità del territorio di trattenere talenti e costruire futuro. Anche 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐢𝐚, 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐢𝐧𝐚, 𝐒𝐢𝐫𝐚𝐜𝐮𝐬𝐚, 𝐓𝐫𝐚𝐩𝐚𝐧𝐢, 𝐑𝐚𝐠𝐮𝐬𝐚 𝐞𝐝 𝐄𝐧𝐧𝐚 si muovono nella parte bassa della classifica, con criticità ricorrenti: disoccupazione giovanile che in alcune province supera il 40%, pochi laureati, competenze non allineate ai fabbisogni delle imprese, scarsità di spazi sportivi e culturali, mobilità sociale quasi nulla. È un mosaico che cambia nelle sfumature, ma non nella sostanza: i giovani siciliani vivono in territori che non riescono a sostenerne pienamente aspirazioni, competenze e bisogni.
“Questi dati non devono scoraggiarci, ma spronarci”, afferma Giuseppe Pullara, vicepresidente nazionale vicario e segretario regionale di Conflavoro Sicilia. “La Sicilia ha enormi potenzialità, ma serve un cambio di passo deciso: più servizi, più formazione, più connessioni reali tra scuola e lavoro, più sostegno alle famiglie e alle imprese che ogni giorno tengono in piedi i nostri territori. La qualità della vita non è un concetto astratto: è ciò che permette ai giovani di restare, alle imprese di crescere, agli anziani di vivere con dignità. E questo richiede politiche coraggiose e una collaborazione stabile tra istituzioni e mondo produttivo”.
Pullara insiste anche sulla necessità di un nuovo patto generazionale: “Non possiamo permettere che i nostri ragazzi continuino a partire perché non trovano qui le condizioni per costruire il proprio futuro. La Sicilia deve tornare a essere un luogo dove valga la pena investire, vivere, restare. Le imprese sono pronte a fare la loro parte, ma servono infrastrutture, servizi e una visione chiara che metta al centro le persone”.
L’indagine del Sole 24 Ore restituisce, dunque, un’immagine complessa, ma anche una direzione di marcia: investire in servizi, istruzione, prossimità, mobilità e reti sociali è la chiave per ridurre il divario tra Nord e Sud e per costruire un futuro più equilibrato. Per la Sicilia, la sfida è aperta. E passa dalla capacità di trasformare questi dati in azioni concrete, capaci di migliorare davvero la vita quotidiana delle persone e di restituire ai giovani ciò che oggi manca di più: opportunità, fiducia, futuro.