Il Rapporto Inps 2026, presentato alla Camera dei Deputati, offre una fotografia articolata del mercato del lavoro italiano: l’Italia raggiunge un massimo storico di 24 milioni di lavoratori, trainato dalla crescita dei contratti a tempo indeterminato. Nonostante questo risultato, il tasso di occupazione nazionale resta inferiore alla media europea e persistono forti divari di genere, con retribuzioni e carriere femminili ancora penalizzate.
Sul fronte regionale, i dati mostrano che la Sicilia presenta ancora elementi di criticità: il tasso di occupazione si ferma al 46,8%, tra i più bassi d’Italia, mentre la disoccupazione giovanile supera il 37% (Fonte: Istat – Rilevazione Forze di Lavoro Sicilia 2025). Le retribuzioni medie risultano inferiori alla media nazionale (Fonte: Inps – Statistiche territoriali 2025–2026), e tra il 2019 e il 2025 l’inflazione è cresciuta più dei salari lordi, erodendo il potere d’acquisto dei lavoratori (Fonte: Rapporto Inps 2026).
La struttura produttiva dell’Isola continua a essere caratterizzata da una prevalenza di micro e piccole imprese, che rappresentano oltre il 95% del tessuto produttivo regionale (Fonte: Ministero del Lavoro – Comunicazioni Obbligatorie 2025). Elevata l’incidenza di contratti part time e stagionali, soprattutto nei servizi e nel turismo (Fonte: Ministero del Lavoro – COB 2025).
Nel 2025 si registrano oltre 28.000 infortuni denunciati (Fonte: Inail – Open Data Infortuni 2024–2025), mentre le irregolarità riscontrate nelle aziende superano il 60% dei controlli (Fonte: Ispettorato Nazionale del Lavoro – Relazione annuale 2025). Un lavoratore su otto è di origine extra‑UE, con una presenza essenziale in agricoltura, cura alla persona, logistica e ristorazione (Fonte: Inps – Statistiche territoriali 2025–2026).
Accanto alle fragilità del mercato del lavoro, emergono segnali di crescita strutturale. Secondo Svimez, nel quadriennio 2021–2024 l’occupazione in Sicilia è aumentata del 13,5%, un ritmo superiore a quello del Mezzogiorno (+8,1%) e più del doppio rispetto al Centro‑Nord (+6,1%). Nel periodo considerato sono stati creati 174.171 nuovi posti di lavoro (Fonte: Svimez – ANSA, tab 861263554).
Anche il sistema produttivo mostra dinamismo: Unioncamere registra nel 2025 e nel 2026 un saldo positivo delle imprese attive, una crescita delle imprese innovative, un aumento delle startup e una maggiore attrattività dei settori digitali e logistici. In sintesi: la Sicilia sta creando più lavoro e più imprese, ma la qualità del lavoro resta debole.
Il vice presidente nazionale vicario di Conflavoro e segretario regionale della Sicilia, Giuseppe Pullara, commenta i dati con una visione integrata: “Il Rapporto Inps conferma che la Sicilia sta attraversando una fase di trasformazione, con imprese che investono, innovano e creano nuova occupazione. Tuttavia, la qualità del lavoro non cresce con la stessa velocità: salari, produttività e partecipazione femminile restano elementi critici che frenano la competitività del territorio. Le imprese siciliane stanno facendo la loro parte, ma serve un contesto più favorevole: meno burocrazia, più servizi alle famiglie, politiche attive realmente efficaci. La sfida è trasformare la crescita del sistema produttivo in condizioni di lavoro più solide e moderne. Conflavoro Sicilia continuerà a sostenere le PMI in questo percorso, affinché lo sviluppo diventi stabile e duraturo.”