Sicilia, inflazione e instabilità internazionale: “Costi elevati e margini ridotti stanno mettendo a rischio la competitività delle imprese siciliane”

21 Settembre 2026

La nuova fase inflattiva sta incidendo in modo diretto sul sistema produttivo siciliano, aggravando criticità già presenti in comparti caratterizzati da costi elevati, margini ridotti e difficoltà di investimento. Secondo le analisi del Centro Studi Conflavoro Sicilia, l’aumento dei prezzi energetici, logistici e delle materie prime – legato alle tensioni internazionali – colpisce soprattutto le micro e piccole imprese, oltre il 90% del tessuto produttivo regionale. La manifattura siciliana conta 25.548 imprese attive (6,8% del totale regionale). Nell’ultimo anno il settore ha perso 408 imprese (1,6%). Il comparto risente in modo diretto della volatilità dei mercati internazionali: consumi energetici elevati, aumento dei prezzi dei materiali e indebolimento della capacità di investimento. Il comparto agroalimentare – agricoltura, pesca e trasformazione – è uno dei pilastri dell’economia regionale. Le sole imprese agricole sono 72.969 (19,5% del totale). Il settore registra una contrazione di 955 imprese (1,3%). Il settore dei trasporti e della logistica conta 10.535 imprese (2,8% del totale regionale). Il rincaro dei carburanti si trasferisce immediatamente sui costi di distribuzione. La condizione insulare amplifica l’impatto: secondo Banca d’Italia, il trasporto marittimo genera da solo quasi il 4% del valore aggiunto delle società di capitali siciliane, rendendo il comparto particolarmente vulnerabile agli shock internazionali. Il commercio è il settore più numeroso della Sicilia, con 100.341 imprese (26,8% del totale). Nell’ultimo anno ha perso 1.809 imprese (-1,8%). La pressione inflattiva colpisce soprattutto i costi di approvvigionamento, la logistica e la capacità di mantenere prezzi competitivi in un mercato già fragile. Il settore delle costruzioni conta 45.430 imprese (12,1% del totale). La variazione annua è minima (-40 imprese, -0,1%), ma il comparto resta fortemente esposto all’aumento dei materiali, alla volatilità dei mercati internazionali, alle difficoltà di accesso al credito e alla necessità di stabilità normativa sugli incentivi edilizi. Nel primo trimestre 2026 la Sicilia ha registrato comunque un saldo complessivo positivo di 638 imprese, segno che la crescita, seppur frenata da costi energetici elevati e incertezze macroeconomiche, non si è arrestata. “Costi elevati e margini ridotti stanno mettendo a rischio la competitività delle imprese siciliane”, dichiara Giuseppe Pullara, vicepresidente nazionale vicario di Conflavoro e segretario regionale Sicilia. Il Centro Studi indica come priorità: contenimento dei costi energetici e logistici, sostegno alla liquidità delle microimprese, digitalizzazione, semplificazione burocratica e rafforzamento delle filiere produttive regionali. I settori più esposti – manifattura, agroalimentare, trasporti, commercio e costruzioni – rappresentano quasi il 70% del tessuto produttivo dell’isola.

 

 

Fonti: elaborazioni Centro Studi Conflavoro Sicilia su dati camerali; Banca d’Italia, “L’economia della Sicilia” (rapporti regionali 2024-2026); Unioncamere-InfoCamere, Movimprese.

 

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